Pensavo che andare al lavoro in bicicletta fosse praticamente gratis. Poi, una mattina, mi ritrovo sotto la pioggia di Colonia con una gomma sgonfia, i pantaloni bagnati e una domanda fastidiosa: sto davvero risparmiando o mi piace soltanto crederlo?
Decido di scoprirlo con un piccolo test. Per un mese confronto il costo totale della bici con quello dei mezzi pubblici. Non considero solo abbonamenti e riparazioni, ma anche tempo, attrezzatura, comodità e tutte quelle spese minuscole che di solito passano inosservate.
La mia idea iniziale è semplice: possiedo già una bicicletta, quindi ogni tragitto dovrebbe costarmi quasi nulla. È una di quelle conclusioni che sembrano perfette finché non si apre un foglio di calcolo.
La prima settimana sembra una vittoria facile
Nei primi giorni tutto funziona. Esco di casa, attraverso il Reno e arrivo al mio spazio di lavoro prima di quanto farei aspettando il tram.
Non compro biglietti. Non controllo gli orari. Non resto schiacciato tra uno zaino enorme e qualcuno che guarda video senza cuffie. Anche questo, ammettiamolo, ha un valore economico-spirituale difficile da misurare.
Inizio a segnare i tragitti e le spese su Monee, più per curiosità che per disciplina. Dopo una settimana la categoria “trasporti” è quasi vuota. Mi sento molto soddisfatto della mia efficienza finanziaria.
Forse un po’ troppo soddisfatto.
Poi arrivano i costi invisibili
La seconda settimana devo sostituire una luce posteriore. Quella vecchia funziona solo quando la colpisco con il palmo, una tecnologia poco affidabile nel traffico serale.
Subito dopo compro un paio di guanti migliori perché le mie dita, a quanto pare, non condividono il mio entusiasmo per la mobilità sostenibile. Aggiungo anche un coprizaino impermeabile. Costa più di quanto mi aspettassi, ma meno del panico provocato da un computer bagnato.
Poi c’è la manutenzione. Una regolazione dei freni, un po’ di lubrificante, una camera d’aria nuova. Nessuna spesa è enorme, ma insieme equivalgono più o meno a diverse settimane di pranzi preparati a casa.
Quando inserisco tutto, il grafico cambia. La bici non appare più gratuita. Appare semplicemente meno costosa in un modo meno spettacolare.
Il tempo complica il confronto
A metà mese arriva una mattina gelida. La strada è scivolosa e io impiego parecchio più del solito. Quando arrivo, devo cambiarmi, asciugare la giacca e recuperare una dignità vagamente professionale.
Capisco che anche il tempo ha un costo. Non sempre monetario, ma reale.
Con il tram posso leggere messaggi, organizzare la giornata o fissare il vuoto con grande produttività. Con la bici sono concentrato sul traffico. Però mi muovo, arrivo più sveglio e non devo trovare un altro momento per fare attività fisica.
Quindi quale delle due opzioni “costa” più tempo? Dipende da cosa avrei fatto al suo posto. Il confronto smette di essere una semplice sottrazione e diventa una domanda sulle mie priorità.
Il risultato del mio test
Alla fine del mese, la bici risulta comunque più economica dei mezzi pubblici, ma non di quanto immaginavo.
Il vantaggio cresce soprattutto nei giorni normali: meteo decente, nessun guasto e percorso diretto. Diminuisce rapidamente quando servono attrezzatura nuova, riparazioni frequenti o soluzioni alternative per la pioggia.
La sorpresa più utile, però, è un’altra. Vedere tutte le spese insieme cambia il mio modo di pensare. Prima classificavo la bicicletta come “gratis” e il tram come “costoso”. Ora vedo due sistemi con costi diversi: uno richiede denaro in modo regolare, l’altro lo chiede a scatti, spesso quando sono già in ritardo.
Cosa farei diversamente? Creerei fin dall’inizio una piccola categoria per la manutenzione annuale, invece di trattare ogni riparazione come un imprevisto cosmico. Eviterei anche gli acquisti impulsivi di accessori “indispensabili” dopo una sola giornata di pioggia.
Quattro cose che porto con me
- Contare il costo completo: acquisto, manutenzione, abbigliamento, assicurazione e trasporti alternativi.
- Separare avvio e utilizzo: casco e luci pesano all’inizio, ma servono per molti tragitti.
- Dare un valore al tempo: pedalare può sostituire l’allenamento oppure rendere più lunga la preparazione.
- Confrontare mesi normali: una settimana perfetta o disastrosa racconta solo una parte della storia.
Se sei in questa situazione, la bici conviene soprattutto quando il percorso è ragionevole, puoi usarla con regolarità e possiedi già l’attrezzatura essenziale. Se il tragitto è lungo, il meteo ti obbliga spesso a cambiare piano o devi comprare tutto da zero, il risparmio potrebbe arrivare più lentamente.
La mia conclusione è meno elegante di “la bici è gratis”, ma molto più utile: pedalare costa, solo che spesso restituisce qualcosa che un abbonamento non include — movimento, flessibilità e una sorprendente familiarità con ogni buca tra casa e lavoro.

