Come fermare gli acquisti one-click con la regola delle 3 barriere

Author Maya & Tom

Maya & Tom

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Ti è mai successo di ricevere una notifica “Il tuo pacco è in consegna” e pensare: Aspetta… quale pacco? Promesso: con una regola semplice (e un po’ furba) puoi ridurre gli acquisti one-click senza trasformare la casa in un tribunale finanziario.

A cena con amici, la scena è sempre la stessa: uno dice “Sono solo piccole cose”, l’altro risponde “Sì, ma sono sempre piccole cose”. Noi ci siamo passati. Tom è il tipo da “se costa poco, non conta”. Io (Maya) sono quella che vede le “cose piccole” come briciole che, messe insieme, diventano una pagnotta intera. E quando le briciole arrivano in scatole di cartone, diventano anche un tema logistico.

La verità è che il one-click non è solo comodità: è velocità. E la velocità aggira la parte adulta del cervello che dice “Aspetta, ne hai davvero bisogno?” La soluzione, quindi, non è “avere più forza di volontà”. È inserire tre micro-ostacoli che ti fanno rallentare giusto quel tanto che basta per scegliere, non reagire.

La regola delle 3 barriere (anti one-click)

L’idea è semplice: ogni acquisto non essenziale online passa attraverso tre barriere. Non devono essere punitive. Devono essere abbastanza piccole da funzionare, abbastanza reali da fermare l’impulso.

Barriera 1: Il “carrello parcheggio” (non comprare subito)

Regola: niente acquisti immediati. Metti nel carrello, chiudi tutto, fine.

Tom obietta sempre: “Ma poi finisce l’offerta”. Io: “Se finisce in un’ora, era un’esca, non un bisogno”. Il punto è spezzare l’automatismo. Quando torni dopo un po’, spesso ti accorgi che l’oggetto era solo una risposta a stanchezza, noia o stress.

Frasi utili da dirsi:

  • “Lo parcheggio nel carrello e ci torno a mente fredda.”
  • “È un bisogno di oggi o un desiderio del momento?”

Barriera 2: La domanda a due (un check-in leggero)

Regola: prima di cliccare, fai una micro-domanda al partner. Non è chiedere il permesso: è creare trasparenza.

Qui serve un tono giusto, perché la linea tra “team” e “polizia” è sottile. Noi usiamo frasi neutre, quasi ridicole, per non farla pesante:

  • “Ehi, sto per adottare un oggetto: ti va di darmi un parere?”
  • “Ho un acquisto in bozza. Lo approviamo come squadra o lo rimandiamo?”

E quando l’altro non è dell’umore:

  • “Non serve decidere ora: mi basta dirtelo così non ti arriva come sorpresa.”

Questa barriera funziona soprattutto per la parte emotiva: sentirsi visti riduce la spesa “di nascosto”, quella che poi diventa senso di colpa e discussione.

Barriera 3: La categoria e la conseguenza (dove lo mettiamo?)

Regola: ogni acquisto deve avere una categoria condivisa e una conseguenza accettata. Non in numeri, ma in priorità.

Esempio: “Questo rientra nelle spese personali?” oppure “Lo consideriamo casa?” oppure “È un extra che compete con i nostri obiettivi del mese?” Non servono importi: serve capire cosa stai scegliendo al posto di cos’altro.

Noi facciamo così: se è personale, ok—ma resta personale. Se è comune, deve avere senso per entrambi. Se è un extra, lo colleghiamo a una rinuncia piccola ma reale (tipo: “allora questa settimana niente altri extra non essenziali”).

Frasi utili:

  • “In che cassetto della nostra vita lo mettiamo?”
  • “Se diciamo sì a questo, a cosa stiamo dicendo no?”

Tre modi “fair” di applicarla in coppia (scegli il tuo)

Non tutte le coppie funzionano con la stessa impostazione. Ecco tre opzioni, dalla più morbida alla più strutturata:

  1. Regola personale, visibilità condivisa
    Ognuno gestisce i propri extra, ma li registra in modo che l’altro non viva di sorprese. Qui strumenti di tracking condiviso (tipo Monee) aiutano: non per controllare, ma per essere finalmente sulla stessa pagina.

  2. Soglia a tempo, non a soldi
    Niente numeri: la soglia è “se non è essenziale, aspetta una notte” oppure “aspetta due giorni”. È incredibile quante cose spariscano da sole.

  3. Ruoli: uno compra, l’altro valida
    Non sempre, solo quando uno dei due è in fase “shopping terapeutico”. Chi ha più lucidità quel periodo fa da filtro gentile. È equo perché i ruoli si possono invertire: quando Tom è stressato, filtro io; quando io sono stanca, filtra lui.

E quando non siete d’accordo?

Capiterà. E va bene. Il trucco è litigarsi bene.

Noi usiamo una frase che disinnesca:

  • “Non sto dicendo che è stupido. Sto dicendo che mi spaventa l’effetto cumulativo.”

E poi un compromesso pratico:

  • “Lo teniamo nel carrello e ne riparliamo domani.”
  • “Se lo prendiamo, per una settimana stop ai click impulsivi.”

Se uno dei due si sente giudicato, cambiate cornice:

  • “Non è un processo. È una strategia per ridurre attriti.”

Il vero obiettivo: meno attrito, più fiducia

La regola delle 3 barriere non serve a comprare meno per moralismo. Serve a comprare meglio e a non far diventare le spese una cosa che si scopre dopo. Perché in coppia, il problema raramente è l’oggetto. È la sorpresa. È la sensazione di non essere nella stessa squadra.

If this feels hard, start here: togli il one-click, usa solo il carrello parcheggio per una settimana, e scegli una sola frase di check-in che vi faccia sorridere.

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