Ti è mai capitato di pensare “vabbè, è solo un caffè” e poi scoprire che quel “solo” si è mangiato un pezzo del tuo budget? A me sì—e la cosa più fastidiosa è che non volevo smettere di bere caffè. Volevo solo smettere di pagarlo senza accorgermene. In questo post ti racconto l’esperimento semplice che ho fatto per mettere un tetto alla spesa, senza trasformarmi in una persona triste con la borraccia del tè.
Il problema (che sembra piccolo, ma non lo è)
Il caffè è una spesa “bassa frizione”: lo compri mentre sei di corsa, mentre studi, mentre aspetti la metro, mentre “mi merito una pausa”. E proprio perché costa relativamente poco ogni volta, il cervello lo mette nella categoria non conta. Poi però sommi: espresso, flat white, cappuccino “solo oggi”, e magari pure un croissant che “ci sta”.
Io non volevo eliminare il piacere. Volevo un sistema che mi impedisse di oltrepassare quella linea invisibile in cui il caffè passa da coccola a “ma perché sto spendendo così tanto?”.
Il mio mini-esperimento: “tetto settimanale + regole gentili”
Ho provato questa combo per 3 settimane:
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Un tetto settimanale (non mensile)
Per me è stato più facile perché una settimana è breve: se sgarri, te ne accorgi subito. Ho scelto una cifra che non mi facesse sentire punita. Esempio realistico da studentessa: €10–€15 a settimana. (Non “giusto”, non “perfetto”: solo gestibile.) -
Tre categorie, così il tetto non sembra una gabbia
Ho diviso i caffè in:
- “Caffè social”: quando sono con qualcuno o in biblioteca e serve la pausa insieme.
- “Caffè sopravvivenza”: mattina no, giornata lunga, ho bisogno di carburante.
- “Caffè gioia”: quello che mi fa davvero felice (tipo il cappuccino cremoso che non riesco a rifare a casa).
La regola gentile: se il tetto è stretto, taglio prima i “sopravvivenza” fuori casa (li sostituisco), non il “gioia” o il “social”. Così non mi sembra di rinunciare a tutto.
- Un’alternativa pronta (non teorica)
Perché la frase “bevo caffè a casa” è bellissima… finché non sei già fuori, hai freddo, e vedi l’insegna del bar.
Io mi sono preparata così:
- caffè solubile decente o capsule (lo so, non è poesia, ma funziona),
- una tazza termica,
- latte (anche d’avena) già in frigo per non complicarmi la vita.
L’obiettivo non era “diventare barista”, era ridurre gli acquisti automatici.
Prova questa cosa in 10 minuti
Se vuoi una versione ultra-rapida, ecco la mia “setup routine”:
- Apri le spese dell’ultima settimana e cerca tutte le transazioni da bar/caffè (anche piccole).
- Somma a occhio (non serve precisione da contabile).
- Scegli un tetto solo per la prossima settimana (tipo €12).
- Decidi in anticipo: quanti caffè fuori casa sono “permessi” e quali sono (social/ gioia).
- Scrivilo nelle note del telefono: “Questa settimana: 3 caffè fuori. Priorità: social/ gioia.”
Io l’ho fatto anche usando un’app di tracking (tipo Monee) giusto per vedere in tempo reale quando il totale si avvicinava al tetto. Non per giudicarmi: solo per non farmi sorprendere.
La parte che ha funzionato (e quella che mi ha fregata)
Cosa ha funzionato davvero
- Il tetto settimanale: mi dava un “ok” mentale. Non dovevo decidere ogni volta.
- Le categorie: mi hanno tolto la sensazione di dieta. Stavo scegliendo, non rinunciando.
- Il “caffè gioia” programmato: tipo “sabato mattina cappuccino” — così non mi veniva voglia di compensare durante la settimana.
Cosa mi ha fregata
- I “caffè cheap” che non segnavo: quelli da €1,50–€2 sembravano invisibili.
- Le combo: “già che ci sono prendo anche…” ed ecco che il caffè diventa €6.
- Le giornate stress: quando non dormo, il tetto sembra un insulto.
La soluzione che mi ha salvata: un jolly. Un solo acquisto extra a settimana “senza sensi di colpa”. Se lo usavo lunedì, pace: il resto della settimana si tornava al piano. Niente drammi.
Un modo “buono abbastanza” per restare costante
Se vuoi un sistema ancora più semplice, puoi usare questa formula:
- 2 caffè fuori casa “sicuri” (social o gioia)
- 1 caffè jolly (quando serve)
- Tutto il resto a casa (anche se non è perfetto)
Non devi diventare la persona che dice “no grazie” con aria superiore. Io non ci riesco. Però riesco a non farmi trascinare dal pilota automatico.
E la cosa carina è che, quando smetti di sentirti in guerra con il caffè, spesso ne bevi meglio: meno acquisti a caso, più momenti che valgono davvero.

