Come trovare le perdite di spesa con la regola dei 3 scontrini

Author Maya & Tom

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Capita anche a noi: a fine mese guardiamo il conto e pensiamo “ma noi non abbiamo fatto niente di speciale”. Niente vacanze, niente follie… eppure il margine è evaporato. Tom di solito dice: “Sarà il supermercato”. Io invece: “No, sono quelle micro-spese che non sembrano mai abbastanza grandi da meritare una discussione”. E ovviamente, appena dici “micro-spese”, si entra nel territorio minato del “stai dicendo che compro troppi caffè?”

La regola dei 3 scontrini serve proprio a evitarlo: non è un interrogatorio, è un modo veloce per trovare le “perdite” senza trasformare il tema soldi in un processo.

Cos’è una “perdita di spesa” (e perché non è colpa di nessuno)

Una perdita di spesa è una spesa piccola o media che:

  • succede spesso,
  • non la ricordate bene,
  • non la avete deciso davvero insieme,
  • e vi lascia la sensazione di “ma dove sono finiti i soldi?”.

Non è “colpa” di chi la fa. Di solito è un sistema che manca: poca visibilità, poche regole condivise, troppe eccezioni. E quando manca il sistema, arriva il risentimento (silenzioso, ma puntualissimo).

La regola dei 3 scontrini: come si fa, in pratica

Per una settimana (o anche solo per tre giorni, se siete già nervosi), ognuno di voi raccoglie tre scontrini. Non tre categorie, non tre “spese grosse”: tre scontrini reali, di spese che rappresentano la vita normale.

Sceglieteli così:

  1. Uno “innocente”: una spesa che vi sembra normale.
  2. Uno “sospetto”: una spesa che potrebbe essere una perdita (ripetitiva, automatica, “tanto costa poco”).
  3. Uno “non so dove metterlo”: quelle spese strane che non rientrano mai in una categoria chiara.

Poi fate una mini-chiacchierata da 15 minuti. Regola d’oro: non si discute lo scontrino come se fosse un difetto di personalità. Si discute la categoria e la frequenza.

Tre domande che funzionano (anche quando avete sonno)

  • “Questa spesa ci fa davvero la vita più facile, o è solo abitudine?”
  • “Se la facessimo la metà delle volte, ce ne accorgeremmo?”
  • “Questa è una spesa personale o di coppia? E siamo d’accordo su dove ‘vive’?”

Tre modi “equamente diversi” per usare la regola (scegliete il vostro)

Non esiste un’unica versione giusta. Ecco tre opzioni che vediamo funzionare nelle coppie (e che abbiamo alternato anche noi, a seconda del periodo).

1) Versione “pari scontrini, pari voce”

Ognuno porta tre scontrini. Stesso tempo di parola, stesso rispetto. È la versione più “fair” quando uno teme di essere controllato.

Frase utile:

  • “Non sto giudicando cosa compri: voglio solo capire quali spese si ripetono senza che le notiamo.”

2) Versione “cassa comune vs personale”

Portate tre scontrini solo di spese che finiscono nella vita insieme (spesa, casa, trasporti condivisi, cose per entrambi). Le spese personali restano personali, e già questo abbassa la tensione.

Frase utile:

  • “Decidiamo cosa è ‘nostro’ e cosa è ‘mio’, così non ci pestiamo i piedi.”

3) Versione “chi ha più tempo fa più detective”

Se uno di voi è in un periodo pieno (lavoro, stress, energia zero), l’altro fa la raccolta e prepara una mini-sintesi: non per controllare, ma per togliere carico mentale. È equità per ruolo, non per simmetria.

Frase utile:

  • “Questa settimana mi occupo io di guardare le spese, ma le decisioni le prendiamo insieme.”

Cosa cercare negli scontrini: i segnali di una perdita

Quando li guardate, non fissatevi sul singolo acquisto. Cercate questi pattern:

  • Doppioni: la stessa cosa comprata più volte perché “non sapevamo di averla già”.
  • Convenienza emotiva: spese che compaiono quando siete stanchi, di corsa, o un po’ giù.
  • Spese “tappabuchi”: piccole cose per compensare una giornata pesante (“ce lo meritiamo”) che diventano routine.
  • Assenza di categoria: se non sapete dove metterla, probabilmente non l’avete mai “decisa”.

Tom tende a voler tagliare subito (“Via tutte le consegne a casa!”). Io preferisco la versione meno drastica: “Ok, teniamole, ma con una regola”. Qui spesso la pace arriva con un compromesso di sistema.

Quando non siete d’accordo: tre compromessi che salvano la serata

  • Regola del “test breve”: provate una modifica per due settimane, poi rivalutate. Niente promesse eterne.
  • Budget a proporzione, libertà dentro: definite una quota “libera” personale proporzionale al reddito (o un criterio che vi sembra giusto) e il resto lo decidete insieme. Così nessuno si sente soffocato.
  • Scambio equo: tenete una cosa che piace a Tom e una che piace a me, ma togliamo una perdita “neutra” che non entusiasma nessuno.

Frasi che evitano la guerra:

  • “Mi importa più la sensazione di equità che la perfezione dei numeri.”
  • “Possiamo farlo in modo che tu non ti senta controllato e io non mi senta sorpresa.”

Un trucco per non farlo diventare un rituale pesante

La parte che cambia tutto è la visibilità condivisa. Se tracciate insieme (anche con qualcosa tipo Monee), la conversazione smette di essere “secondo me” e diventa “secondo i dati”. Non per essere rigidi, ma per ridurre le assunzioni e le sorprese: meno check-in imbarazzanti, più decisioni tranquille.

Se vi sembra difficile, iniziate da qui

Scegliete solo tre scontrini in totale, non tre a testa. Uno che porta Tom, uno che porto io, e uno “di coppia” (spesa o casa). Fate una sola domanda: “Questa spesa la vogliamo di default nella nostra vita, sì o no?” Poi decidete una micro-regola semplice, e basta. Debuggare le finanze di coppia funziona meglio a piccoli passi, soprattutto quando siete stanchi.

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