La prima volta che mi arrivano due richieste di pagamento dell’affitto nella stessa settimana, il cervello fa quella cosa elegante: smette di collaborare. Guardo lo schermo, poi la lista delle cose da comprare per la casa nuova, poi di nuovo lo schermo. È come se qualcuno avesse premuto “modalità realtà aumentata”, ma la realtà è solo una parola: sovrapposizione.
Non è un dramma epico. È una di quelle situazioni normali che però ti prendono alla gola perché non ti lasciano molto margine per sbagliare. Stai cambiando casa, quindi hai già la testa piena; e intanto la banca ti ricorda che i muri, a quanto pare, si affittano a tempo pieno.
Il problema nasce sempre allo stesso modo: il nuovo contratto parte prima che il vecchio finisca. Non perché tu voglia fare il collezionista di appartamenti, ma perché tra consegna chiavi, pulizie, piccoli lavori, tempi di disdetta e “sì, certo, il proprietario passa giovedì” è facilissimo ritrovarsi con un mese (o due) di doppio affitto.
Io, da bravo designer, cerco subito la soluzione estetica: “Magari basta non pensarci.” Spoiler: non funziona.
Quello che mi salva non è un trucco magico. È un piano semplice, quasi noioso. Ma è proprio questo il punto: quando l’ansia è alta, vuoi un sistema che non richieda creatività.
Il mio “Overlap Budget Plan” in 5 mosse
1) Disegno una mini-linea del tempo (senza romanticismo)
Prendo un foglio o una nota e scrivo tre colonne: mese 1, mese 2, mese 3. Sotto, metto le date chiave: inizio nuovo affitto, fine vecchio affitto, trasloco, eventuale restituzione caparra, scadenze bollette.
Non sto facendo contabilità. Sto creando chiarezza. E la chiarezza, in queste settimane, vale più di qualsiasi ottimismo.
2) Tratto il doppio affitto come un progetto con un budget dedicato
La tentazione è assorbire tutto nel “budget normale” e sperare che il caos si autogestisca. Io invece creo una categoria mentale (e pratica): “Sovrapposizione affitti”.
Dentro ci metto tutto ciò che esiste solo perché sto pagando due case: doppio affitto, doppie utenze temporanee, piccoli lavori urgenti, trasporto, pulizia finale, scatoloni, quei mille micro-acquisti che “sono solo un attimo” e poi diventano una valanga.
Quando uso Monee in quel periodo, non lo faccio per giudicarmi. Lo faccio per diventare curioso dei miei pattern: dove sto compensando lo stress con spese impulsive? Dove sto sottovalutando le “piccole cose”? Vedere la categoria crescere cambia il mio tono interno: da “oddio” a “ok, questo è il costo del passaggio”.
3) Metto in sicurezza la liquidità prima di essere “efficiente”
In teoria potrei limare ogni voce. In pratica, la mia priorità diventa non finire in modalità emergenza a metà mese.
Quindi mi do una regola: prima proteggo il conto, poi ottimizzo. Traduco così:
- Rimando gli acquisti “belli ma non necessari” per la casa nuova. Anche se il tappeto mi chiama per nome.
- Mi preparo a un paio di settimane in cui spendo più del solito senza colpevolizzarmi, perché è transizione, non stile di vita.
- Se posso, anticipo alcune spese prevedibili quando ho più margine, invece di farle esplodere tutte nello stesso momento.
È un cambio di mindset: non sto “risparmiando”, sto gestendo la curva.
4) Scelgo una sola leva di riduzione (altrimenti impazzisco)
Quando ti arrivano due affitti, vuoi tagliare tutto: cene, trasporti, abbonamenti, persino l’aria. Io scelgo una leva sola, chiara, per un periodo limitato.
Per esempio: “Per le prossime settimane, niente delivery” oppure “Spese variabili più semplici possibile”. Una regola sola mi dà controllo senza trasformarmi nel poliziotto di me stesso.
5) Decido in anticipo cosa succede “se va storto”
Questa è la parte che mi fa respirare meglio: preparo un piano B prima che serva. Non parlo di cifre, parlo di opzioni:
- Se la caparra tarda a rientrare, ho un mese di buffer?
- Se arrivano spese impreviste, cosa rinvio senza danni?
- Se mi accorgo che sto spendendo per stress, qual è l’alternativa (una passeggiata lunga, una serata semplice, un “no” a un acquisto non urgente)?
È come mettere una maniglia sul muro: non la usi sempre, ma quando scivoli sei contento che ci sia.
Cosa succede quando lo faccio davvero
La parte buffa è che, una volta impostato questo piano, il doppio affitto smette di sembrare un mostro e diventa… un periodo. Faticoso, sì. Ma finito. E soprattutto, misurabile.
Mi accorgo che la vera spesa non è solo l’affitto duplicato: è la confusione. Le decisioni prese di fretta. I “tanto ormai” che aprono la porta a spese inutili. Il fatto che, senza una categoria dedicata, tutto sembra colpa del “mio modo di gestire i soldi”, quando invece è semplicemente un passaggio logistico con costi specifici.
E quando vedo il quadro completo, succede una cosa strana: mi sento più adulto senza diventare noioso. Non sto vincendo contro il denaro. Sto negoziando con una situazione reale.
Cosa farei diversamente (la versione onesta)
- Chiederei prima la sovrapposizione più corta possibile, anche se significa negoziare meglio date e consegne.
- Pianificherei le utenze come una checklist, non come “ci penso poi”.
- Mi darei un limite chiaro per gli acquisti per la casa nuova: non perché “non posso”, ma perché il cervello in trasloco compra per consolarsi.
Takeaway pratici (da tenere a portata di mano)
- Traccia il periodo come un progetto: mesi, date, scadenze, niente eroismi.
- Crea una categoria “Sovrapposizione affitti” e metti lì tutte le spese legate al passaggio.
- Proteggi la liquidità prima di ottimizzare: rimanda il “carino” e salva energia mentale.
- Scegli una sola leva di taglio temporanea, semplice da rispettare.
- Definisci un piano B con opzioni concrete: cosa rinviare, cosa semplificare, come evitare spese da stress.
Se sei in questa situazione, hai tre strade sensate: accorciare la sovrapposizione, renderla sostenibile con un budget dedicato, oppure accettarla come costo di transizione e ridurre il resto per un periodo breve. Qualunque scegli, l’obiettivo non è essere perfetto: è attraversare il mese con lucidità, senza trasformare un trasloco in una crisi personale.

