Ti è mai capitato di fissare la lista degli abbonamenti e pensare: “Lo tengo… o lo taglio?” Non è solo una questione di soldi: è energia mentale, abitudini, identità (“io uso questa cosa”) e persino paura di pentirsi. Qui trovi un test semplice in 3 domande per scegliere con più calma—senza trasformare la decisione in un tribunale.
L’idea è questa: non cercare la scelta perfetta, cerca quella che ti fa respirare meglio adesso, con un compromesso che puoi accettare. Prendi un abbonamento alla volta e rispondi alle domande sotto. Se ti aiuta, dai un voto da 1 a 5 a ciò che conta di più per te.
Domanda 1: Che problema risolve davvero (oggi)?
Prima di parlare di “pausa” o “disdetta”, chiediti: qual è la funzione reale di questo abbonamento nella tua vita, in questo periodo?
Prova a completare una di queste frasi:
- “Mi semplifica la vita perché…”
- “Mi fa stare meglio perché…”
- “Mi evita un fastidio perché…”
- “Lo tengo per non perdere…”
Poi valuta: quanto è importante quel beneficio per te (1-5)?
Ora la domanda chiave: stai usando l’abbonamento in modo coerente con quel beneficio?
Per esempio: se dici che “mi rilassa” ma poi lo apri una volta al mese con senso di colpa, forse non è rilassamento—è un’aspettativa.
Un piccolo trucco gentile: pensa a un’alternativa “buona abbastanza” per lo stesso bisogno. Non per convincerti a tagliare, ma per capire quanto sei vincolata.
- Se il bisogno è comodità: c’è un modo più semplice, anche temporaneo?
- Se è motivazione: ti serve davvero un abbonamento o ti serve una struttura?
- Se è piacere: lo stai scegliendo o lo stai subendo?
Se il beneficio è 4-5 e lo usi davvero, spesso non è il caso di disdire: magari è un “sì” che vale la pena proteggere. Se il beneficio è 1-2, la decisione diventa più leggera.
Domanda 2: È una scelta, o un trascinamento?
Questa domanda separa bene pausa da disdetta.
Chiediti:
- “Se non fosse già attivo, lo attiverei oggi?”
- “Lo sto tenendo per entusiasmo… o per inerzia?”
- “La mia paura principale è: perdere valore o provare rimpianto?”
Valuta due cose (1-5):
- Paura di perdere l’accesso (es. “e se poi mi serve?”)
- Fastidio di vederlo ogni mese (es. “mi irrita che sia lì”)
Interpretazione semplice:
- Paura alta + fastidio basso → spesso pausa: vuoi tenerti una porta socchiusa senza pagare il prezzo psicologico del “per sempre”.
- Paura bassa + fastidio alto → spesso disdetta: ti sta occupando spazio mentale oltre che budget.
- Entrambe alte → qui non serve forza di volontà, serve chiarezza: che cosa ti fa più male, pagare o rinunciare? E quanto (1-5)?
Un dettaglio pratico, ma non tecnico: se la “pausa” è facile e reversibile, può essere un modo gentile per sperimentare. Se invece la pausa è complicata o ti riporta sempre allo stesso punto, la disdetta può essere un atto di cura verso la tua attenzione.
Domanda 3: Che prova ti serve per non rimuginare?
Le decisioni che diventano infinite di solito hanno un problema: manca un criterio di successo. Quindi chiediti: che cosa dovrebbe essere vero tra 30 giorni perché io dica “ho fatto bene”?
Scegli una prova concreta, leggera:
- “Ho usato quell’alternativa almeno X volte”
- “Non mi è mancato”
- “Mi è mancato, ma ho trovato un modo diverso”
- “Mi è mancato tanto: lo riattivo senza colpa”
Qui entra bene anche l’idea “Monee”: conoscere la tua realtà prima di decidere. Non perché i numeri “decidano” al posto tuo, ma perché ti aiutano a vedere se quell’abbonamento è un piccolo piacere intenzionale o una spesa che scivola via senza darti molto. Il tracking, in questo senso, è un esperimento: “questa scelta sta funzionando per me?”
Se vuoi renderla ancora più semplice, dai un voto (1-5) a queste tre frasi:
- “Mi dà valore reale”
- “Mi alleggerisce la vita”
- “Mi dispiacerebbe davvero perderlo”
Se la media è bassa, la disdetta tende a essere più serena. Se è media, la pausa spesso è la via di mezzo intelligente. Se è alta, forse è un abbonamento che merita un posto—ma magari con un uso più intenzionale.
Alla fine, prova a formulare la decisione così: “Scelgo la pausa/disdetta perché in questo periodo conta di più ___ (1-5), e accetto il compromesso ___.”
Una volta deciso, l’obiettivo non è indovinare il futuro: è sentirti in linea con ciò che per te conta adesso, senza doverti convincere ogni mese da capo.

